Difficoltà della vita: ostacolo o opportunità?

Difficoltà della vita: ostacolo o opportunità?

Difficoltà della vita: ostacolo o opportunità?
Difficoltà della vita: ostacolo o opportunità?  Questa è una domanda che mi viene posta di frequente, anche se in maniera diversa, tra le tante email che ricevo.
La difficoltà nel rispondere diviene, per ciò che mi riguarda, una possibilità di riflettere, cioè rimandare indietro qualcosa; rivolgere la mente con attenzione su qualcosa dal latino: reflectere volgere indietro, composto da re- indietro e flectere piegare.
In tale riflessione la prima cosa che faccio è sentire cosa dice il cuore ricordando le esperienze del passato con coraggio, appunto con il cuore. Il termine coraggio etimologicamente dal tardo latino, deriva da cordis, cor.
Attraverso questa operazione posso trovare una risposta dal di dentro, per dare un senso a ciò che mi viene chiesto, quindi dare la possibilità a chi ha posto la domanda,  di dare un senso al proprio vissuto.
Sono convinto, non per posizione ideologica, che quando ci si trova di fronte ad una difficoltà, non è un caso o una maledizione, in quanto la vita parla ad ognuno di noi. Questo avviene non secondo il linguaggio che abbiamo imparato, in quanto la natura, la vita stessa, utilizza un linguaggio preservato, non manifesto. Imparare ad ascoltare tale linguaggio offre la possibilità di compiere una introspezione volta a comprendere il proprio potenziale interiore.
Ad esempio, nel caso in cui Paolo si trova senza lavoro, inizia una nuova fase della vita come disoccupato ed inizia a sentirsi demoralizzato, perde la stima di sé. Intanto c’è da considerare che Paolo non sta senza cibo ed ha un tetto sotto il quale riparasi, questo è abbastanza per volgere l’attenzione su qualcosa che non abbia a che fare con l’attribuzione esterna di uno schema deleterio come il ruolo di “disoccupato”. In tal caso è meglio cercare di muoversi non attraverso i canoni esterni, altrimenti la situazione può volgere anche verso esiti drammatici.
La cosa migliore è fare subito qualcosa internamente a sé, cioè accettare le cose come stanno. Questo non significa rimanere in una posizione passiva, anzi, nell’accettazione si apre una nuova porta nel “qui ed ora”, attraverso la quale Paolo può iniziare a dedicarsi a coltivare quale interesse che fino ad ora non ha potuto, anche se lo avrebbe fatto con piacere, perché impegnato nel lavoro.
Una opportunità per coltivare “il presente“, magari dedicarsi alla meditazione o lavoro su di sé e quindi approfittare dell’occasione creata, per inoltrarsi in una nuova esplorazione. Un attitudine del genere aiuta, in quanto Paolo non si ripiega su di sé, anzi impara ad espandersi. Inoltre inizia a conoscere nuove potenzialità di sé, che fino a quando lavorava, non aveva avuto possibilità di manifestare.
Quindi per ricapitolare la situazione in passi, è importante:

    • Non lasciarsi prendere dall’attribuzione di colpa, in quanto le cose sono così come sono
    • Fare qualcosa internamente a sé. Accettazione del “qui ed ora”
    • Aprirsi al nuovo. Coltivare nuove potenzialità interiori

 

Questo esempio è valido in tante occasioni, le quali vanno considerate su un piano integrato. Solitamente quando ci si trova in difficoltà, la prima risposta è l’emotività. Questa è una caratteristica appresa, in quanto la cultura e l’educazione, ci ha insegnati a considerarci scissi: mente/cuore, razionalità/creatività, calcolo/intuizione ecc.
Tale vissuto della scissione aiuta a non riconoscere la reale unità dell’essere umano. Riappropriarsi di tale unità, non significa eliminare la dualità, in quanto significa creare un alternativa che vede le due parti alleate e non più contrapposte.
Ad esempio, se rifiuto la rabbia, in quanto ritengo che bisogna mostrare a gli altri la propria serenità, o anche perché mi sento in colpa, non faccio altro che creare un opposizione dalla quale nasce solo sofferenza dentro di me. Invece, nell’accettare la rabbia come manifestazione di una mia parte, posso imparare anche a scoprire cosa vi sia dietro questa rabbia. In tal caso posso manifestare la rabbia con serenità, cioè non provando sofferenza e quindi accettare tale rabbia e scegliere di manifestarla o meno.
E’ importante imparare a considerare la difficoltà come opportunità di cambiamento, di crescita. Considerare inoltre che nulla avviene per caso, che ogni essere umano ha bisogno delle difficoltà per evolversi. Immagina una vita senza evoluzione, oggi saremmo ancora a livello di ameba e la vita sulla terra sarebbe molto diversa da quella che è oggi.
Un vissuto senza difficoltà non esiste. Siamo in questa vita per volgerci verso l’unità, e questa viene raggiunta attraverso la comprensione delle propri difficoltà, le quali aiutano a volgere lo sguardo verso l’interno dell’uomo e imparare a considerare l’esterno solo una proiezione del proprio vissuto interiore.
Ci troviamo nell’epoca in cui ogni essere umano è portato verso l’evoluzione e quindi le difficoltà sono la manifestazione di questo movimento verso l’unità. Più si hanno difficoltà, più è impellente il momento di inoltrarsi verso la nuova direzione che vede ogni essere umano diventare colui che solca la propria via.
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