Agire il mago che è in me: immaginare

Agire il mago che è in me: immaginare

Agire il mago che è in me: immaginare

Mago, agire il mago che è in me: immaginare

è un articolo scritto per mettere in evidenza una confusione che oggi si fa, in particolare nell’ambiente della spiritualità.

Si ha la tendenza a considerare la magia come qualcosa o un potere che appartiene solo a coloro che hanno sviluppato delle doti particolari o siddhi, come si dice secondo la tradizione orientale.

E’ vero che vi sono persone che dedicano tutta la vita per sviluppare queste siddhi, solo che in questo scritto voglio dedicarmi a qualcosa di diverso che mette in evidenza cosa si può fare per attingere al proprio “mago interiore“, cioè quella parte che risvegliata diviene fondamentale per guidare la propria vita.

 

Mago Interiore è la parte intuitiva che si differenzia dal pensiero razionale, dalla dualità della mente. E’ la parte intuitiva che appartiene al non visibile, al pensiero verticale che vede tutto secondo l’unità. La parte che si è risvegliata dal sonno profondo e diviene il centro di gravità permanente. Colui che osserva senza identificazione, la presenza costante, oltre la dualità della mente

 

E’ importante comprendere che attualmente siamo giunti al punto che vi è una forte esigenza di evoluzione interiore dell’essere umano.

Fino ad oggi è stato messo in primo piano il progresso tecnologico, lo sviluppo finanziario ed economico, dando luogo ad un affievolirsi del senso della vita, del percorso terreno che l’essere umano compie.

Tutto è stato portato avanti all’insegna di una evoluzione rivolta verso i beni materiali, le strutture sociali e culturali, perdendo di vista l’aspetto più sensato che ha un grande valore per l’abitante di questa terra.

Il grande danno della storia e della cultura è stata la separazione tra mondo esterno e mondo interno.

Questa schizofrenia nell’essere umano, induce uno stato di sonno profondo, dal quale non riesce a vedere il proprio valore che ha disperso nei meandri dell’oblio terreno, per rincorrere qualcosa di non raggiungibile, in quanto effimero, cioè la supremazia sul mondo, sul pianeta terra.

In cosa consiste questa evoluzione interiore dell’essere umano?

mente duale

Le paure, le credenze, le emozioni negative sono la gabbia. Riuscire ad eliminare questa gabbia, significa riappropriarsi del proprio centro di gravità permanente.

Per stupefacente che ciò possa sembrarvi, vi dirò che la caratteristica principale dell’essere di un uomo moderno, e ciò spiega tutto ciò che gli manca, è il sonno, egli muore nel sonno.”                      G.I. Gurdjieff (cit. in Frammenti di un insegnamento sconosciuto, di  P.D. Ousepnsky)

Il primo passo da fare, per iniziare un percorso di trasformazione e quindi di evoluzione, è riconoscere il proprio stato di sonno.

Nel riconoscere il proprio stato di sonno si crea uno shock funzionale ad attivare la fase di cottura e rendere tutto ciò che distrae dal risveglio in carbone, ceneri.

Questa prima fase viene chiamata in alchimia Nigredo o opera in nero, dove tutta la materia va in putrefazione. Si ha una disidentificazione dal grossolano, da tutto ciò che è materia.

In questa fase si fanno tutta una serie di esercizi di disidentificazione dalla macchina biologica che è il corpo, per fare esperienza dell’osservatore. Colui che osserva senza identificazione con il corpo, la mente e le emozioni negative.

centro di gravità permanente

Tale centro è il posto con cui l’osservatore guarda, osserva tutto ciò che la macchina biologica compie nei suoi momenti di continua reattività.

Attraverso l’osservazione si ha la possibilità di mantenere uno sforzo adeguato che tende verso il risveglio. Per osservarsi, bisogna che ci sia il “ricordo di sé”

Questa è la presenza, una vera pratica che il Mago compie in ogni momento quotidiano per tutta la vita.

Nell’ambito di questa pratica si tratta di essere presenti qui-ed-ora almeno in corrispondenza di determinate occasioni che vengono stabilite a priori. Dobbiamo cioè osservarci nel mentre compiamo certe azioni o manifestiamo certe reazioni emotive, e non prima o dopo come accade nella normale osservazione.”   Salvatore Brizzi (cit. in La Porta del Mago)

Quindi nel voler sintetizzare i passi da seguire per inoltrarsi sulla via del Mago interiore bisogna:

    • Riconoscere lo stato di sonno in cui si è immersi per creare uno shock funzionale al lavoro che bisogna compiere

    • Creare la presenza continua, attraverso la costruzione dell’osservatore

    • Lavorare con il ricordo di sé, almeno inizialmente solo in alcune occasioni fissate in anticipo (es. utilizzare il ricordo di sé ogni volta che mangio o bevo qualcosa)

    • Concentrare lo sforzo durante il tempo che si è deciso di dedicarsi all’esercizio

    • Economizzare l’energia, questo significa utilizzare lo sforzo nei momenti dedicati e per il resto del tempo non utilizzare sforzi che deteriorano il lavoro

    • Considerare che tutto ciò che entra nel nostro organismo è vitale e non può essere deleterio per il lavoro che si fa. Aria, cibo, bevande, sensazioni sono tutti elementi che entrano nel proprio organismo ed hanno un effetto su di esso.

Queste sono solo le fasi iniziali del lavoro da compiere per diventare il Mago, in quanto successivamente bisogna intraprendere le fasi dedicate al non giudizio, al lavoro con il perdono, a lavorare con l’energia sessuale, come trasmutare le proprie emozioni, utilizzare l’attenzione per non incorrere in varie trappole.

Agire il Mago che è in me, quindi immaginare è una via che pochi intraprendono, in quanto il percorso è lungo.

Bisogna dedicarsi tutta una vita, ed evitare di concretizzare risultati immediati. Questo perché siamo abituati a intraprendere qualcosa che porti subito a dei risultati tangibili.

Chi si aspetta una cosa del genere resta fuori fin da subito da questo percorso evolutivo.

Prima fatti padrone assoluto delle tue passioni, dei tuoi vizi, delle tue virtù; devi essere il dominatore del tuo corpo e dei tuoi pensieri; poi accendi o sveglia, per meglio dire, nel tuo cuore per immaginazione, il centro del fuoco; cerca di sentire dapprima una specie di caloricità lieve, poi più forte. Fissa tale sensazione nel cuore. Dapprima ti parrà difficile, la sensazione ti sfuggirà, ma cerca di mantenerla nel cuore; rievocala, ingrandiscila, diminuiscila a piacere, sottomettila al tuo potere, fissala e rievocala a volontà. Prova e riprova. Impadronisciti di questa forza e conoscerai il Fuoco Sacro o Filosofico.

Giovanni Pontano, Lettura sul Fuoco Filosofico (cit. in Agricoltura Celeste, di Giorgio Sangiorgio)

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