Conoscenza da un insegnamento antico da utilizzare oggi

Conoscenza da un insegnamento antico da utilizzare oggi

Conoscenza da un insegnamento antico da utilizzare oggi

Conoscenza ad un insegnamento che proviene dalle saggezze antiche e che ancora oggi viene trasmessa come un riferimento per chi lavora su di sé.

Prima di mettere in evidenza l’insegnamento, vorrei sfatare un mito che spesso limita i ricercatori o chi lavora su di sé:  gli insegnamenti significativi, portatori di verità, non sono accessibili a tutti.

Per un verso è anche vero, solo che si fraintende sul significato di “non accessibili a tutti”.

Tali insegnamenti possono essere accessibili a tutti, solo che tale accesso è designato solo a coloro che si impegnano nella ricerca.

In tal senso risulta evidente che l’accessibilità diviene limitata, in quanto la maggior parte delle persone sono spinte da desideri e istinti che vanno in posizione opposta alla ricerca della verità.

Ci tengo a precisare che non faccio riferimento ad un unica verità, la quale sarebbe solo una modalità di limitazione e restringimento della visione.

La verità è qualcosa che si trova nella ricerca che ognuno compie. Esistono tante verità, quanti sono gli uomini al mondo.

Molti si accontentano di credere alle parole di qualcuno che si presenta come maestro ed in modo carismatico, fa presa sui molti, i quali si muovono nel proprio caos emozionale.

E’ importante considerare che colui che cerca, che lavora seriamente su di sé, è una persona umile, pronto a distanziarsi da se, dai propri attaccamenti.

Pronto a mettere a repentaglio i propri spazi ed il proprio tempo per mettere in pratica gli insegnamenti adatti al proprio progredire come essere umano.

Attualmente la maggior parte degli uomini (in senso generale, quindi rientrano anche le donne), sono attratti dall’apparire, dal benessere come manifestazione economica e di accumulo, dalla felicità che non raggiungeranno mai, e soprattutto coloro che detengono il potere, fanno di tutto affinché non si possa avere accesso alla conoscenza che fa evolvere.

Esiste una vera azione demagogica e manipolatrice che agisce affinché il popolo resti intriso di paura verso l’ignoto.

Così facendo si rimane rinchiusi nella propria zona di confort, la quale offre sono un circolo vizioso di sopravvivenza che limita il potenziale umano.

Ho l’immagine della conoscenza come oro, ed in quanto tale ritengo che sia a disposizione quel tanto che basta per ricoprire il materiale che si ha a disposizione.

Mentre invece, nel caso in cui ci si lascia prendere dall’ingordigia di ricchezza interiore, si viene a creare uno strano processo che vede l’oro a disposizione non sufficiente per coprire tutto il materiale a disposizione.

Un tale processo non fa altro che rendere quel poco che si ha, privo del valore intrinseco e si finisce per rendere il proprio lavoro inutile e deleterio.

Utilizzo questa metafora, non come forma di limitazione nel proprio lavoro, in quanto la ricchezza che si sprigiona dal lavoro su di sé non ha limiti, tuttavia nel lasciare spazio all’ingordigia, si innesca il processo appena descritto sopra.

L’utilizzo di questa metafora è idoneo anche per esporre l’insegnamento di cui ho accennato all’inizio dell’articolo.

Tale insegnamento è il sunto di una serie di verità provenienti dagli insegnamenti Tibetani, dalle scuole Sufi in Persia, dal Turkestan orientale, dai Dervisci.

Con il termine “derviscio” (in persiano e arabo lett. “povero”, “monaco mendicante”) si indicano i discepoli di alcune confraternite islamiche (turuq) che, per il loro difficile cammino di ascesi e di salvazione, sono chiamati a distaccarsi nell’animo dalle passioni mondane e, per conseguenza, dai beni e dalle lusinghe del mondo.

I dervisci sono asceti che vivono in mistica povertà, simili ai frati mendicanti cristiani.

Colui che ha proposto una sintesi di tali insegnamenti ha viaggiato molto in oriente alla ricerca di insegnamenti validi.

Il suo nome è Gurdjieff e a lui mi rifaccio per mettere in evidenza l’insegnamento in questione.

Un tale insegnamento risulta funzionale per chi ritiene di impegnarsi per portare avanti il proprio lavoro su di sé, senza nessun tipo di aspettativa, solo restando nell’esperienza presente che volge verso il dispiegamento all’ignoto.

Il primo passo da compiere è considerare che la conoscenza che si ha sulla strutturazione dell’essere umano, è da abbandonare, in quanto non risulta utile al progredire dal punto di vista dell’anima.

Ci tengo a precisare bene che cosa sia l’anima, facendo riferimento ad una metafora utilizzata in tale insegnamento: il Cocchio, cioè la carrozza creata in Ungheria nel XV secolo tirata solo da due o più cavalli.

Considera quindi la carrozza, la quale è tirata dai cavalli che ha un cocchiere ed un padrone (o passeggero, come indicato nella foto sopra).

La carrozza simbolicamente rappresenta il corpo umano, l’organismo. I cavalli sono gli istinti, il cocchiere è l’Io, la volontà. Il padrone è l’anima.

Se non c’è il cocchiere, o costui non sa dove andare, si lascerà portare dai cavalli che cambiano rotta continuamente. Un cavallo tira da una parte e l’altro tira all’opposto. La carrozza sarà in preda a forze che non governa.

Se il cocchiere sa dove andare, allora inizia a guidare i cavalli e la carrozza viene trainata con le indicazioni del cocchiere.

Chi da le indicazioni al cocchiere?

E’ il padrone, l’anima che stabilisce dove andare e informa il cocchiere. Nel caso in cui non c’è il padrone, il cocchiere non sa dove andare e si lascia guidare dai cavalli che vanno allo sbaraglio senza direzione.

Tale metafora è molto significativa in quanto mette in evidenza come l’uomo che non lavora per entrare in contatto con la propria anima, resta in preda alla propria mente, l’Io, che sarebbe il cocchiere, che non conosce dove andare e quindi resta in balia degli istinti, cioè i cavalli.

Oggi è evidente questa modalità di lasciarsi guidare dai propri istinti, come ad esempio l’istinto della morte, con la guerra ed atti terroristici. Con la scusa della giustizia mette in atto comportamenti distruttivi. Si lascia andare agli istinti del piacere.

In tutto questo movimento, non si considera che l’organismo umano è intelligente e quindi di fronte alla supremazia degli istinti, che conducono verso la distruzione, l’organismo si ribella e reagisce con la messa in atto della malattia, come ad esempio insonnia, depressione, tumore ecc.

Il sintomo è una reazione dell’organismo che si attua per salvaguardarsi, è un avviso che indica il cambiare direzione, per non volgere verso l’autodistruzione.

La metafora del cocchio è importante per comprendere il funzionamento a cui siamo sottoposti.

Inoltre è importante, come ho accennato precedentemente, abbandonare la concezione che si ha dell’essere umano, qualsiasi essa sia, per poter comprendere il fuoco dell’insegnamento che vado a proporti.

La prima cosa da prendere in considerazione è che ciò che l’uomo si attribuisce non è reale, quindi la propria individualità, l’Io permanente, la coscienza ed una volontà. Questi non appartengono ad un certo tipo di uomo, che corrisponde allo sviluppo attuale, il quale potrebbe avere quest’ultimi aspetti messi in evidenza. Solo che non li ha.

Perché nell’insegnamento si fa un affermazione del genere?

Per comprendere ciò che è l’uomo attualmente, vale a dire al livello attuale del suo sviluppo, è indispensabile potersi rappresentare fino a un certo punto ciò che egli può essere, vale a dire ciò che può raggiungere. Infatti, soltanto comprendendo la sequenza corretta del suo possibile sviluppo, l’uomo cesserà di attribuirsi quanto attualmente non possiede, ma che forse potrà acquisire attraverso grandi sforzi e grandi fatiche.”

<<Tratto dal libro Frammenti di un Insegnamento sconosciuto di Ouspensky>>

A questo punto è giunto il punto dove poter mettere in luce l’insegnamento che risulta utile per lavorare su di sé e rendere l’anima il padrone della propria vita.

Secondo tale insegnamento antico, l’uomo evoluto, cioè che ha raggiunto il pino sviluppo, è composto da quattro corpi, i quali sono costituiti da sostanze che divengono sempre più sottili e si compenetrano fino ad assumere funzioni indipendenti.

    • Il corpo carnale, il corpo fisico che nella metafora del cocchio è stato definito come la carrozza.

    • Il secondo corpo è quello che manifesta sentimenti e desideri. nella metafora è stato attribuito ai cavalli.

    • Il terzo corpo è quello spirituale, cioè la mente, il pensiero che nella metafora abbiamo attribuito al cocchiere.

    • Il quarto corpo è quello causale, cioè che è indipendente da cause esteriori, è il corpo della volontà che porta in se stesso le cause delle sue azioni, il corpo divino, la Coscienza, l’anima, che nella metafora abbiamo attribuito al padrone.

Bisogna considerare che la compresenza di tali corpi sottili non è condizione naturale per l’uomo, e si sviluppano solo in determinate condizioni esteriori ed interiori.

La differenza importante da sottolineare tra l’uomo composto solo dal corpo fisico e da colui che invece è in possesso degli altri tre corpi, è che nel primo caso le funzioni del corpo governano tutte le altre funzioni e a sua volta è governato da influenze esterne. Nel secondo caso le influenze o il controllo deriva dal corpo superiore, cioè dall’anima.

Colui che è governato solo dal corpo fisico è sottoposto solo alla modalità di reazione nei confronti delle sollecitazioni esterne. Mentre invece chi possiede i quattro corpi è immune dalla reazione ed agisce solo secondo propria volontà.

Un esempio classico è la rabbia. Colui che è governato solo dal corpo fisico, ne momento in cui gli viene fatto un affronto, si arrabbia e manifesta la propria rabbia in quanto non ne può fare a meno.

Nel caso in cui sono presenti nell’uomo i quattro corpi, egli decide se è opportuno manifestare la rabbia. Anche se sente rabbia, è lui a governare la funzione e quindi stabilisce la necessità o meno di manifestare tale rabbia.

L’uomo costituito solo dal corpo fisico è l’uomo meccanico, dove il processo del pensare è automatico. La volontà manca nell’uomo meccanico, egli ha solo desideri ed appetiti che vuole soddisfare ad ogni costo.

Nel caso dell’uomo in possesso dei quattro corpi, l’automatismo dipende dall’influenza degli altri corpi. Quando si presenta un attività contraddittoria di differenti pensieri o desideri, vi è l’influenza dell’unico Io indivisibile e permanente.

Il centro di gravità permanente messo in evidenza nel testo di Franco Battiato.

Vi è una individualità che domina il corpo fisico e i desideri. Al posto di un meccanismo automatico vi è la coscienza, la volontà, la quale può essere definita libera, in quanto è indipendente dall’accidente e non può essere diretta dall’esterno.

Questo è il fulcro dell’insegnamento antico che ritengo sia molto utile da applicare oggi. Come rendere tale insegnamento funzionale ai nostri tempi?

La prima cosa da fare è un lavoro di consapevolezza, cioè avere coscienza della propria dipendenza dall’esterno. In tal caso si accetta un proprio limite, per poi iniziare a lavorarci sopra e divenire il costruttore attivo dei successivi tre corpi.

Un lavoro lungo che comporta sacrifici. Questo è il primo ostacolo che si pone naturalmente per creare un discernimento all’accesso alla conoscenza.

Ci sono molte persone che si arrendono subito e restano preda del proprio livello di sviluppo fossilizzato solo sulla dimensione del corpo fisico.

Voglio concludere l’articolo con un brano tratto dal testo citato sopra:

Voi non vi rendete conto della vostra situazione. Voi siete in prigione e tutto ciò che potete desiderare, se avete del buon senso, è di evadere. Ma come evadere? Occorre perforare un muro, scavare una galleria. Un uomo solo non può fare niente, ma supponete che siano dieci o venti e che lavorino a turno; assistendosi l’un l’altro, possono finire la galleria ed evadere.”

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