Consapevolezza: costruire la presenza senza meccanicità

Consapevolezza: costruire la presenza senza meccanicità

Consapevolezza: costruire la presenza senza meccanicità

Consapevolezza: costruire la presenza senza meccanicità.

Consapevolezza è un termine utilizzato molto, tuttavia il vero significato fa fatica ad essere chiaro in mole persone. Consapevolezza non è un superficiale essere informati, non ha a che fare con il sapere, non è un ambito dell’intelletto. Avere a che fare con la consapevolezza significa avere a che fare con un ambito interiore dell’essere umano, essere in contatto con la parte profonda di sé che si armonizza con il tutto in modo armonico che vibra in coerenza con tutto l’organismo.

La consapevolezza non può essere inculcata o trasmessa con una nozione, in quanto non appartiene al mondo delle idee. Diventare consapevoli di ciò che si è stati, o di ciò che si è e verso quale direzione si vuole procedere, significa assumersi la responsabilità (intesa come abilità di risposta) verso ciò che si innesca nella propria vita.

Consapevolezza significa non subire, quindi affrontare e rielaborare cosa si vive.

“devi andare il più possibile in profondità nella consapevolezza. Allora nessuno potrà illuderti poiché allora non vedrai l’apparenza, ma la realtà” Buddha

La consapevolezza può essere costruita?

In questa domanda esiste un equivoco di fondo, in quanto la consapevolezza è qualcosa che si afferma solo nella presenza. Senza presenza non vi è consapevolezza. Dunque ciò su cui bisogna lavorare è la presenza.

Che cosa significa presenza?

La presenza è uscire dal meccanismo di reattività della macchina biologica, in quanto il lungo processo di indottrinamento ed addestramento subito attraverso il processo di edu-castrazione (termine che prendo in prestito da Salvatore Brizzi), ha indotto a credere che non si può fare nulla di fronte alle emozioni negative e la reattività (modalità di risposta a gli eventi sollecitati dall’esterno).

Credenza alquanto falsa e tendenziosa, per creare schiavi che si credono liberi. Su tale principio è facile sentire qualcuno che dice “sono libero di arrabbiarmi quando e come voglio“, modalità che manifesta il proprio livello di schiavitù, in quanto la libertà presume anche la possibilità di scegliere di non manifestare la rabbia o trasformarla.

La presenza quindi si costruisce attraverso un lavoro su di sé che si svolge nel lungo termine, attraverso il quale l’esito è la consapevolezza della propria reattività meccanica. Un esempio classico è rispondere a gli insulti di uno sconosciuto che ti taglia la strada con l’auto. In un episodio del genere colui che ha presenza, non si lascia coinvolgere e perdere la tranquillità interiore da uno sconosciuto schiavo che vuole dimostrare la propria forza, per colmare il vuoto esistenziale che vive. Tuttavia nel caso in cui, chi ha presenza, vuole utilizzare una risposta adeguata, lo fa con fermezza, con energia, senza vivere il tumulto interiore di sentirsi offeso.

Guardati senza nessuna identificazione, senza alcun confronto, senza alcuna condanna, guarda soltanto e noterai che accade una cosa straordinaria. Non solo poni fine ad un’attività inconscia – la maggior parte delle nostre attività sono inconsce – non solo metti fine a ciò, ma sei anche consapevole delle motivazioni della tua azione, senza indagare e senza scavare. Quando sei consapevole vedi il processo globale del pensiero e dell’azione, ma ciò può accadere solo quando non ci sono condanne. Quando condanno qualcosa non lo comprendo, è un modo per evitare qualunque tipo di comprensione. Molti di noi lo fanno di proposito, condannano immediatamente, e così pensano di aver capito” Jiddu Krishamurti

Come costruire la presenza per essere consapevole?

    • Osservarsi senza giudizio. L’attitudine è quella di guardare una scena al cinema, mentre invece non fai altro che osservare le proprie emozioni, i pensieri ed il comportamento che si ha in relazione al mondo.

    • Eliminare giudizio e critica nei confronti degli altri, di sé e delle cose. Significa imparare a guardare le cose, gli altri e se stessi per quello che si presenta, senza caricare la vista con commenti o altro. Difficile da mettere in atto, tuttavia bisogna provare e riprovare per innescare la rottura della meccanicità che rende schiavi.

    • Il ricordo di sé, cioè ricordarsi di esserci, di essere, mentre stai facendo o parlando con qualcuno, mentre stai camminando o anche defecando. Il ricordo di sé è la chiave per la costruzione di una realtà libera dalla meccanicità della macchina biologica.

Questi sono solo gli aspetti di base del lavoro su di sé  da compiere per acquisire la presenza in modo consapevole e liberarsi dalla meccanicità del proprio organismo. La modalità per compiere un lavoro del genere non si può apprendere in un articolo, in quanto è ambito della pratica da sperimentare in un contesto adeguato in cui si conosce tale percorso evolutivo.

Nel caso sei interessato a questo genere di lavoro puoi scrivere a info@atuametamorfosi.it

 

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