Consapevolezza e dimensione urbana 1

In questo articolo voglio fare chiarezza sul termine Consapevolezza, all’interno di una visione urbana.
Questo perché ritengo che attualmente non ci si possa permettere di utilizzare un percorso di consapevolezza che proviene da insegnamenti del passato che abbia funzionato in altri tempi.
Ritengo invece che si possano utilizzare alcuni aspetti di insegnamenti del passato, utili ed applicabili al quotidiano attuale con alcune varianti.
Quello che propongo è una visione di Sviluppo Personale rifacendomi ad alcuni insegnamenti sia del passato che attuali, rivisitati secondo la mia esperienza vissuta in una cultura occidentale, ricca di espedienti suburbani. Quindi senza potersi permettere di stare isolati su una montagna a meditare, o seguire qualche maestro orientale in un monastero.
Non ho una grande conoscenza di discipline orientali o occidentali, tuttavia dallo studio e pratica quotidiana che coltivo, posso ritenere di essermi posto molte domande affiancato dalla guida di insegnanti, frequentazione di gruppi di varia estrazione spirituale e di Gestalt.
Una persona che nasce a Napoli o in qualsiasi altra zona urbana può raggiungere il risveglio?
Un adulto che vive la propria quotidianità tra il lavoro, la famiglia e le problematiche può risvegliarsi?
La mia esperienza mi dice che si può.
Allora come prima cosa bisogna stabilire cosa sia il risveglio della consapevolezza.
Per stabilire questo che ho appena affermato, bisogna partire dal considerare chi è l’essere umano, a che punto dello sviluppo si trova e quale può essere il proprio sviluppo personale possibile.
Attualmente l’essere umano si trova al grado della consapevolezza del proprio “IO”, cioè consapevole dell’essere un organismo vivente che si basa su bisogni egoistici. In questo senso non mi interessa dare giudizio se sia giusto o sbagliato.
Quello che mi interessa è prendere atto di questa consapevolezza vissuta dall’essere umano attuale.
Qual’è il livello del proprio potere personale?
Soddisfare i propri bisogni egoistici, quindi vivere lavorando per guadagnare, avere una casa, soddisfare il proprio appetito sessuale e credere di essere libero di fare quello che vuole.
Tale visione è limitata alla vita vissuta solo sul piano dell’organismo, ovvero una macchina biologica che agisce secondo la reattività alle condizioni esterne.
Ad esempio se ci si trova a lavorare in un ambiente dove vi sono regole che frustrano il proprio benessere fisico e psicologico, ci si ripiega su se stessi e si va avanti per non perdere il posto di lavoro, considerando che è più opportuno soffrire e non perdere il lavoro.
Si preferisce adattarsi alla vita della città, cercando di sperare che un domani possa andare meglio. Lo stesso vale nelle questioni familiari.
La domanda da porsi è: cosa può fare l’essere umano per uscire dalle situazioni frustranti e incalzanti che creano disorientamento e degenerazione?
Prima di rispondere a questa domanda bisogna chiedersi: a che livello di sviluppo personale può aspirare l’essere umano?
«Perciò vi dico: Non siate in ansia per la vostra vita di che mangerete, né per il vostro corpo di che vi vestirete. La vita vale più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi, essi non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre; ebbene, voi valete molto più degli uccelli. >>
<<E chi di voi può con la sua ansietà aggiungere alla sua statura un sol cubito? Se dunque non potete far neppure ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto? Osservate come crescono i gigli: essi non lavorano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, in tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro.>>
<<Ora se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto maggiormente rivestirà voi, o gente di poca fede? Inoltre non cercate che cosa mangerete o che cosa berrete, e non ne state in ansia, perché le genti del mondo cercano tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che voi ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.>>               Luca 12, 22.32
Questo insegnamento indica non solo una via, indica anche fin dove l’essere umano può arrivare. Il regno di Dio, sta ad indicare uno sviluppo che va oltre il corpo, cioè l’eventuale sviluppo può proseguire fino ad incarnare lo spirito.
Questo significa che l’essere umano può raggiungere il potenziale più alto previsto da colui che gli ha dato vita. La realtà dello spirito.
Cioè liberarsi dai vincoli della materia e mettersi al servizio dello spirito per proseguire il proprio viaggio ed evolvere la propria anima. Liberarsi dai vincoli della materia, non significa diventare un asceta, anzi, il contrario. Cioè avere la consapevolezza dei limiti e lavorarci rimanendo nella dimensione organica.
In questo scritto vengono messi in evidenza i piani dell’esistenza dell’essere umano, che sono tre: corpo, anima e spirito. Argomento che verrà trattato successivamente.
Intanto bisogna porsi la domanda: cosa si può fare per iniziare un lavoro di Sviluppo Personale?
Come prima cosa bisogna avere consapevolezza di:

    • Essere schiavi della propria macchina biologica e quindi del meccanismo della reattività, senza avere la libera scelta
    • Quali sono le risorse a disposizione per poter iniziare un lavoro di Sviluppo Personale
    • Compiere il primo passo per costruire l’osservatore interno

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