I tre aspetti demoniaci che creano l’illusione della libertà

Il mito della libertà è il titolo di un libro che ho letto diverso tempo fa, scritto da un monaco Buddhista.

Attraverso questo scritto ho appreso alcuni aspetti riguardanti la capacità culturale di mistificare la manipolazione, attraverso slogan riguardanti la bellezza, la salute, la ricchezza.

Un esempio è il presentare una cultura della bellezza e dello stare in forma, che porta alla mania dell’essere magri e apparire belli, secondo i dettami della cultura mediatica guidata dalle multinazionali della cosmesi e salute.

Questo è il libro citato

Il Mito della Liberta' Il Mito della Liberta’

Chögyam TrungpaCompralo su il Giardino dei Libri

Lo consiglio in quanto riesce a dare una lettura insolita di cosa succede dentro di sé di fronte le false libertà indotte culturalmente.

Il meccanismo di dipendenza dalla falsa libertà indotta, funziona secondo il meccanismo dello stimolo/risposta, come ha scoperto lo studioso Pavlov studiando un certo tipo di risposta indotta nei cani in laboratorio (per approfondire leggi la ricerca clicca qui).

Anche l’essere umano se non si evolve, rimane incastrato in questo tipo di meccanismo legato alla dimensione corporea, alla dimensione animale.

Dove evolvere, significa rendersi consapevole dei propri meccanismi della macchina biologica.

Non sto qui ad approfondire, comunque nel blog vi sono diversi riferimenti a questo tipo di visione, basta cercare tra gli articoli.

La razza umana anche se fornita del potenziale per poter evolvere, sono pochi coloro che iniziano un lavoro sulla consapevolezza, e questo fa gioco a chi governa  il mondo.

Intendo politici, multinazionali e i signori del potere economico.

Con il tempo, durante tutto il processo di liberazione dalle varie ideologie politiche, abbiamo assistito ad un fenomeno che si è sempre ampliato nell’orizzonte dell’essere umano, cioè aspirare alla propria libertà.

Come prima cosa c’è da chiedersi cosa significa libertà, e da chi o da cosa.

Un ladro potrebbe ritenere di rendersi libero dalle leggi.

Un pedofilo potrebbe volere rendersi libero dai limiti di età imposti per avere un rapporto sessuale.

Un imprenditore di una multinazionale, potrebbe volere liberarsi dalle imposizioni di mercato che limitano la diffusione del grano OGM.

Insomma la libertà, in questi termini, diviene una definizione molto relativa se non si rifà a delle linee guida dettati da un Etica Umana.

Secondo Aristotele “L’etica è quella branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte.”

Nel corso dei secoli si è discusso molto nell’ambito filosofico, di questa forma di etica, per poi verificarsi un assurdo movimento di ricerca della libertà.

Tutti vogliono essere liberi.

La riflessione che propongo in questo post, nasce dalla consapevolezza di un disagio sociale e culturale, che nasce da un fenomeno che definisco “Illusione Indotta“.

Perché illusione? Indotta da chi?

L’illusione è una proiezione immaginativa di elementi che non trovano corrispondenza nella realtà contingente, o anche una percezione od opinione falsata da errori legati ai sensi o alla mente.

Un nemico da combattere

Una legge da abolire o votare

Un politico da rifiutare

Un gruppo etnico da ostacolare

Insomma l’illusione è pervasiva. Non tanto quanto l’illusione della libertà indotta da diversi anni attraverso la cultura mass mediale, compresi i social media.

Un emozione che facilmente può essere indotta, è la paura. Basta muovere alcune pedine attraverso delle rappresentazioni mentali.

Ad esempio la strategia del terrore, la paure di malattie o epidemie, spred in salita e crisi economica, per indurre nelle masse la paura.

Questo significa paura di fare scelte decisive che vanno anche contro l’opinione pubblica, o anche paura per il proprio futuro e quello dei propri cari, paura di restare senza soldi e quindi della povertà.

Paura di essere derubati, fregati, defraudati ecc.

La paura è qualcosa che dal punto di vista organico è una risposta che porta al ritirarsi o ad attaccare per difendersi.

Nel caso delle false paure indotte, avviene una sorte di immobilità, in quanto non vi è una paura reale (come ad esempio come quando si è nella foresta e ci troviamo di fronte ad un leone), quindi la spinta pulsionale non è quella di difendersi, e si sceglie l’immobilità, o anche il voler seguire chi crea delle alternative per far fronte alla paura indotta attraverso rappresentazioni che fanno breccia nella mente.

La seconda domanda da porsi è: che cosa nasce da questa paura?

Se la persona è sveglia, la paura conduce da una forma di ribellione attiva, mentre nel caso in cui non è sveglia, si crea una forma di passività.

Nel primo caso si vengono a creare tutta una serie di modi di pensare ed azioni per difendersi da questo stato di paura indotta. Una forma di difesa che non porta da nessuna parte.

Nel caso della ribellione passiva, la persona resta in stallo, non sa cosa fare e non ha chiarezza di cosa sta succedendo dentro di lui, quindi inizia a covare rabbia.

Una forma di rabbia che porta solo verso il lamentarsi di tutti e di tutto, una rabbia che non trova sbocco, e resta dentro, per cui si va verso la de-pressione, cioè si viene a creare una pressione interna che non può essere esternata, per cui si innesca un meccanismo chiamato retroflessione, cioè viene fatto a sé, quello che si vorrebbe fare ad altri.

O anche si genera una forma di rabbia per cose futili, come ad esempio aggredire chi ti sorpassa mentre stai guidando.

La retroflessione induce modi di pensare o anche comportamenti deleteri nei propri confronti. Come ad esempio assumere alcool o droghe per sentirsi vivi. Si instaura uno stato alterato non reale.

Non si riesce più ad apprezzare le piccole cose, come ad esempio fermarsi a guardare un tramonto.

Tale stato conduce, in linea di massima ad assumere psicofarmaci.

Non a caso in Italia, una statistica ha stabilito che la percentuale di uso di psicofarmaci, è aumentata dal 2005 in poi, tanto da stabilire che il 40% della popolazione fa uso di tali medicinali.

Chi utilizza la manipolazione mediatica, cioè l’indurre rappresentazioni mentali non reali, conosce bene questi meccanismi e li utilizza.

Per ricapitolare dunque, abbiamo una manipolazione sulla base di rappresentazioni mentali indotte, che non corrispondono alla realtà, che inducono paura, dalla quale nasce la rabbia che se non incanalata verso una forma di achievement (realizzazione), si genera una de-pressione.

Paura – Rabbia – De-pressione

sono i tre aspetti demoniaci che creano l’illusione di essere liberi. Perché?

Di fronte ad una paura da cui nasce una rabbia che sfocia nella depressione, bisogna fare qualcosa per sentirsi vivi, per prendersi cura. In tal caso esiste il mercato dell’illusione della libertà.

Attraverso il mito del denaro, si può comprare la felicità, la libertà, poter fare quello che si vuole, apparire belli, in forma, senza riconoscere invece, che il meccanismo a cui si è sottoposti riguarda altro.

La propria capacità di discernere, la propria consapevolezza, la propria capacità di far fronte agli aspetti demoniaci.

Ultima domanda da porsi è “cosa posso fare per far fronte a questa situazione?

La risposta non è semplice, certo neanche impossibile, tuttavia bisogna fare attenzione a chi propone alternative semplici e soprattutto popolari.

Il lavoro da compiere è soprattutto un tipo di lavoro che avviene individualmente, cioè il risveglio della propria consapevolezza.

Cosa significa risveglio della consapevolezza?

Significa rendersi conto dei propri meccanismi che si attivano della macchina biologica umana.

Uno dei meccanismi è la reattività, cioè reagire ad un input interno o esterno, senza ponderare la possibilità di un tipo di risposta attinente alla situazione.

Ad esempio, se si aspetta molto tempo ad aspettare il proprio turno in fila all’ufficio postale, subito ci si accanisce contro l’impiegato di turno, un capro espiatori, senza sapere che magari c’è un guasto ai computer.

Risvegliarsi alla propria consapevolezza, conduce ad un reale contatto con sé, quindi si riesce ad avere chiarezza di cosa succede dentro, per cui come prima cosa si entra in contatto con le proprie emozioni, con i propri pensieri e si inizia ad avere consapevolezza del proprio malessere esistenziale.

Da qui si inizia un reale percorso di consapevolezza, per cui la persona inizia ad attivarsi nei confronti delle difficoltà quotidiane e aprirsi al proprio subconscio.

Chi non è consapevole della propria sofferenza, inconsapevolmente cerca di nasconderla con tutta una serie di meccanismi interni.

Invece chi ne è consapevole, riesce a guardare bene la propria sofferenza e ad affrontarla con le proprie risorse interiori, quali ad esempio l’immaginazione, la concentrazione, il coraggio, la sensibilità e l’intuizione.

Nel libro che ho pubblicato con Fontana Editore “Manuale di Sviluppo Personale” Come prendersi cura d sé ed aprirsi alla consapevolezza, metto in evidenza vari argomenti inerenti le proprie risorse interiori.

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